Quaderni dell’Istituto

Collana di biografie e monografie

 

Michelotti Marchetti

25 – Giannino ANGELI, Il guastatore. Vita e storia di Umberto Michelotti, Udine, IFSML, 2015, pp. 95, € 15,00.
La sua sarà una guerra pulita fatta di atti di sabotaggio diretti a impedire al nemico di ricevere armi e rifornimenti, ostacolare le comunicazioni destinate a danneggiare le formazioni partigiane di montagna, chiuderlo in un accerchiamento di attentati che lo rendano incerto e insicuro. E soprattutto, attenzione agli uomini che ha sotto la sua guida. Sono “suoi”, non devono morire ma si devono comportare da patrioti nella disciplina e nella morale interna al gruppo. Per questo sarà rigido e non mancherà di affibbiare punizioni esemplari così come sarà pietosamente triste quando la guerra partigiana gli ruberà in maniera tragica tre “suoi” giovani.

24 – Romano MARCHETTI, Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona. Una vita in viaggio nel ‘900 italiano, a cura di Laura Matelda Puppini, Udine, IFSML, 2013, pp. 423, € 20,00.
Questo libro ripercorre la vita di Romano Marchetti, carnico come egli si è sempre sentito, dottore in agraria, specializzato in agricoltura tropicale, mazziniano, repubblicano e socialista, partigiano osovano, esperto in zootecnia, sostenitore assiduo del circondario montano. La storia di Romano Marchetti inizia nel piccolo paese di Maiaso, in Carnia, e continua, attraverso la metamorfosi giovanile, fino alla crescita, in lui, di una coscienza antifascista ed allo sviluppo di un pensiero libero. Ufficiale degli alpini sul Golico, è, poi, uno dei primi organizzatori della Resistenza osovana in Carnia, si scontra con le difficoltà del dopoguerra, sostiene Unità Popolare, intesse rapporti anche epistolari con noti socialisti ed azionisti e viene catapultato a Savona. Vive la sua esperienza lavorativa presso vari Ispettorati Provinciali dell’agricoltura, conosce la marca trevigiana, si ricongiunge, infine, alla sua sposa e ai figli. Il libro è corredato dalla storia del battaglione Carnia della Osoppo e del suo comandante Barba Livio, da schede analitiche su figure di partigiani.

23 – Luciano De Cillia, La F.U.C.I. udinese dal dopoguerra alla contestazione (1945-1970), Udine, IFSML, 2009, pp. 71, 12,00.
Di Luciano De Cillia – storico del movimento cattolico in Friuli – è uscito in “Quaderni dell’Istituto” (n. 23) un saggio che delinea la fisionomia e le attività promosse dalla Federazione udinese degli universitari cattolici dalla Liberazione alla contestazione della seconda metà degli anni Sessanta del Novecento. In un saggio precedente apparso nel 1978 su “Storia Contemporanea in Friuli” (n. 9), De Cillia aveva ricostruito la fase precedente della storia della F.U.C.I. udinese, dalla sua nascita nel 1920 sino al 1945, evidenziando l’importanza che ebbe il sodalizio friulano nella maturazione tra i suoi aderenti di posizioni culturali che preludevano al ristabilimento della democrazia politica. La vita associativa della F.U.C.I. udinese conoscerà nei primi anni del dopoguerra profondi mutamenti sia nella struttura sia nelle forme dell’impegno culturale che vengono presentate in modo dettagliato da De Cillia a partire dalla documentazione posseduta dall’archivio della Curia Arcivescovile di Udine. Il saggio sulla F.U.C.I. udinese consente di seguire passo passo la partecipazione degli universitari friulani a convegni, esercizi spirituali, congressi, feste, gruppi di studio che vedono come relatori talora gli stessi studenti. Ciò che colpisce esaminando i materiali che il saggio di De Cillia offre alla nostra attenzione è la grande apertura della “Clape Universitarie Catoliche Furlane” alle tematiche culturali, politiche e sociali più dibattute in Italia in quegli anni superando – soprattutto durante la stagione conciliare – chiusure e diffidenze e avviando un confronto con posizioni culturali e ideali diverse rispetto a quelle del mondo cattolico. Il volume si chiude con la rievocazione degli scioperi studenteschi per l’istituzione a Udine della Facoltà di Medicina e con la crisi che investe l'”ala pensante del mondo cattolico” nel momento in cui esplode la contestazione giovanile e studentesca riflettendosi in una profonda incertezza sulle finalità e gli obiettivi della F.U.C.I. sia a livello nazionale che locale.

22 – Rosanna Rossa, Venti cammelli sul Tagliamento. L’avventura cosacca in Friuli dal 1944 al 1945, Udine, IFSML, 2007, pp. 183, 18,00.
Quella mattina d’estate del 1944 gli abitanti di Stazione di Carnia si svegliarono ignari che quella sarebbe stata una giornata memorabile, la prima di una serie all’insegna della straordinarietà per oltre sette lunghissimi mesi: di lì a poco, davanti agli occhi esterrefatti dei residenti, scese dai treni un’inesauribile colonna di cosacchi e caucasici, non era un esercito di conquista, ma un intero popolo che si era mosso in cerca di una nuova patria. Da quel momento il nome della Carnia scompare dalle mappe di regime, sostituito da una nuova entità territoriale: il Kosakenland in Norditalien. La fragile istituzione vive fino alla primavera del ’45. Con la sconfitta dell’alleato tedesco i cosacchi sono costretti all’ennesima ritirata, l’ultima, nei campi di raccolta dell’Austria, dove troveranno un destino tragico di deportazione e di morte.

21 – Enzo PAGURA, Condizioni di lavoro e sanità a Pordenone nella prima metà del XIX secolo, Udine, IFSML, 2006, pp. 158, € 15,00.
In questo libro Enzo Pagura ha messo in luce, attraverso la sua ricerca storica, le emergenze socio-sanitarie nell’Ottocento a Pordenone, ricercandone le cause nel rapido sviluppo industriale e demografico della città del Noncello. La presenza del fiume, la ricchezza di acque superficiali, di sorgenti e rogge, consentirono al piccolo porto fluviale di trasformarsi nella “Manchester del Friuli”. L’insediamento di moderni cotonifici richiamò lavoratori e tecnici specializzati da altri distretti tessili, dal Veneto orientale, dalla Carnia, ma anche dalla Germania, dall’Austria e dalla Svizzera. Lo sviluppo industriale e l’aumento della popolazione comportarono trasformazioni ambientali profonde ed un peggioramento della qualità della vita di gran parte della popolazione. Molte delle epidemie e delle malattie che imperversarono nell’Ottocento sono infatti imputabili all’inquinamento di pozzi e sorgenti ed alle condizioni di lavoro disumane dei cotonifici. Il peggioramento delle condizioni igienico-sanitarie è legato alla carenza di infrastrutture necessarie alla tutela della risorsa “acqua” (fognatura e acquedotto) e all’adeguamento dei servizi medici assistenziali in relazione alla copertura della popolazione formata in gran parte da lavoratori tessili.

20 – Luigi RAIMONDI COMINESI, Mario Modotti “Tribuno”. Storia di un comandante partigiano, Udine, IFSML, 2002, pp. 205, Esaurito.
All’alba del 9 aprile 1943, in un cortile interno delle Carceri di Udine, venivano fucilati 29 patrioti. Fra di essi chiudeva la sua vita Mario Modotti “Tribuno”, operaio e poi impiegato tecnico ai Cantieri di Monfalcone, uno dei più amati e prestigiosi comandanti partigiani delle formazioni Garibaldi. Era stato tra i fondatori, subito dopo l’8 settembre 1943, del Battaglione Garibaldi del quale fu comandante. Incaricato successivamente di organizzare altri battaglioni in Carnia, divenne comandante della Brigata Unificata “Ippolito Nievo A”, operante in Valcellina all’estremità occidentale della Zona Libera della Carnia e dell’Alto Friuli. I violenti rastrellamenti dell’autunno ’44 costrinsero “Tribuno” e i suoi uomini a scendere in pianura. Tradito da una spia, fu catturato dalle Brigate Nere e tradotto nelle famigerate celle della caserma Piave di Palmanova, dove seppe resistere a torture e sevizie. Trasferito alle carceri di Udine, fu condannato a morte da un tribunale speciale nazista. L’esecuzione, rimandata più volte, fu eseguita il 9 aprile 1945, alla vigilia della Liberazione.

19 – Elpidio ELLERO, Storia di un esodo. I Friulani dopo la rotta di Caporetto 1917-1919, Udine, IFSML, 2001, pp. 236, € 20,00.
Il volume affronta per la prima volta in maniera esauriente, attraverso una ricerca sistematica presso l’Archivo centrale di Stato a Roma, gli Archivi di Stato di Firenze e di Bologna, gli Archivi della Società Umanitaria e dell’Opera Bonomelli di Milano, gli Atti parlamentari dell’epoca e altre fonti inedite ed edite, la vicenda dei friulani che abbandonarono le proprie case dopo la rotta di Caporetto, spinti dal terrore dell’invasione austro-tedesca.

18 – Luciano PATAT, Mario Fantini “Sasso”. Comandante della Divisione “Garibaldi Natisone”, Udine, IFSML, 199, pp. 295, Esaurito.
All’indomani dell’8 settembre 1943 si costituisce sul Collio il Battaglione “Mazzini”, il germe di quella che, nell’estate del 1944, diventa la Divisione garibaldina “Natisone” che, con i suoi oltre 5.000 combattenti e 1.500 morti, è la più grande formazione partigiana della Resistenza italiana.
Mario Fantini “Sasso” ne è il carismatico comandante, il combattente generoso che, con grande coraggio ed insospettate doti di tattica e strategia militari, riesce a guidare i propri uomini in due anni di duri combattimenti in Italia ed in Slovenia.
Decorato di medaglia d’argento al valor militare, nel dopoguerra viene più volte incarcerato per la sua attività politica e continuamente minacciato dai fascisti. Dopo aver trascorso un anno e mezzo in carcere ed essere stato assolto con formula piena da ogni responsabilità per l’eccidio di Porzus, si ricostruisce una nuova vita con un piccolo commercio di elettrodomestici e di bombole del gas. Presidente del Comitato provinciale dell’ANPI, si dedica con grande passione all’opera di valorizzazione della Resistenza e di divulgazione delle imprese di cui sono stati protagonisti i partigiani della “Natisone”.

17 – Luciano DE CILLIA, Luigi Burtulo. Biografia, scritti, discorsi, Udine, IFSML, 1998, pp. 132, € 10,00.
Nato a Udine da modesta famiglia contadina, è stata una delle figure politico-amministrative più significative nel panorama friulano del Novecento.
Laureatosi all’Università Cattolica di Milano, è attivo nella FUCI e prende parte come ufficiale degli alpini alla guerra in Albania, nel corso della quale rimane gravemente ferito. Attivo nella Resistenza, nel 1944 rappresenta la D.C. friulana, di cui è uno dei fondatori, nel CLN provinciale di Udine.
Segretario provinciale della Democrazia Cristiana dal 1958 al 1961, ricopre diversi incarichi amministrativi tra cui quello di presidente della Provincia di Udine. Per due legislature, dal 1968 al 1976, è senatore della Repubblica.

16 – Luciano PATAT, Agli ordini del Duce. Cormons 1921-1945: il fascismo alla periferia dell’Impero, Cormons, IFSML, 1997, pp. 188, 15,00.
Nel volume viene ricostruita la storia del fascismo cormonese, dalla fondazione del Fascio di Combattimento, avvenuta nel gennaio del 1921, al crollo del regime. Ne esce uno spaccato della società cormonese al cui vertice si consolida un ristretto gruppo di persone che dirige il partito e le organizzazioni dipendenti e che governa la città.
In un periodo in cui l’iscrizione al partito è obbligatoria per i dipendenti pubblici ed è indispensabile per fare carriera o semplicemente per trovare un lavoro, emerge anche un altro gruppo di dirigenti: quello degli antifascisti che lottano contro il regime e che per questo pagano con lunghi anni di carcere la loro opposizione al fascismo.
Per la ricostruzione dei fatti narrati l’autore ha potuto utilizzare documenti inediti reperiti presso l’Archivio storico del Comune di Cormons nonché i libri degli iscritti e decine di cartelle personali dei fascisti cormonesi, recuperate presso la sede del Fascio nei giorni della Liberazione ed oggi conservate nell’archivio dell’Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione.

15 – Bruno VASARI, “A ciascuno il suo”. Ricordo di Luigi Cosattini deportato, San Daniele del Friuli, IFSML, 1997, pp. 135, € 12,00.
“A ciascuno il suo”, “Jedem das Seine”, era la frase che sovrastava l’ingresso del campo di sterminio di Buchenwald, dove Luigi Cosattini, giurista di grande valore, professore nelle Università di Trieste e di Padova, terminò la sua giovane vita.
Luigi Cosattini, figlio dell’on. Giovanni, si era accostato all’antifascismo militante attraverso i gruppi liberalsocialisti che si erano costituiti intorno a Piero Calamandrei, Enzo Enriquez-Agnoletti, Ernesto Codignola, Norberto Bobbio, diventando, dopo l’8 settembre 1943, uno dei più attivi esponenti del Partito d’Azione.
Bruno Vasari ha raccolto le lettere di Luigi, le testimonianze dei familiari e degli amici, e ricostruisce la vicenda umana e politica di Cosattini con grande sensibilità e con profondo senso di umanità.

14 – Giancarlo LANNUTTI, Lucio Luzzatto. L’attività politica e l’impegno di costituzionalista, Udine, IFSML, 1996, pp. 152, 12,00.
Nato a Milano nel 1913 da una famiglia udinese di antiche tradizioni risorgimentali, militante socialista, nell’aprile del 1937 viene arrestato e condannato a cinque anni di confino. Durante la Resistenza ha fatto parte della Direzione del Partito Socialista dell’Alta Italia, incarico che mantiene per quindici anni. Nel 1964 è fra i fondatori del PSIUP, nella cui prima Direzione viene eletto con l’incarico di responsabile della Sezione Internazionale.
Giurista e costituzionalista ha fatto parte della Consulta Nazionale e, dal 1972 al 1976, del Consiglio Superiore della Magistratura. Deputato per diverse legislature, ha ricoperto l’incarico di presidente del Gruppo parlamentare del PSIUP e quello di vice-presidente della Camera.

13 – I.F.S.M.L., Mario Lizzero “Andrea”. Il suo impegno civile, politico e sociale, Udine, IFSML, 1995, pp. 123, 10,00.
Il volume contiene una breve autobiografia di Mario Lizzero “Andrea”, uno dei maggiori e più prestigiosi dirigenti politici della Sinistra friulana. Perseguitato politico durante il fascismo, commissario di tutte le formazioni partigiane garibaldine del Friuli, fu deputato al Parlamento per tre legislature, durante le quali ebbe modo di adoperarsi per dare soluzione ad alcuni dei più gravi problemi sociali della nostra terra, quali quello della montagna, dell’emigrazione, della catastrofe del Vajont e del terremoto del 1976.
Nella seconda parte del volume, propriamente antologica, sono raccolti alcuni dei suoi scritti sulle principali tematiche delle quali Lizzero si è occupato nel corso della sua lunga attività politica.

12 – Roberto MENEGHETTI, Alberto Asquini (1889-1972). Ristrutturazione dell’economia. Riorganizzazione dello Stato, Udine, IFSML, 1995, pp. 140, €  12,00.
Il libro ricostruisce la biografia del giurista friulano Alberto Asquini, nato a Tricesimo nel 1889 e morto a Roma nel 1972. Dopo aver studiato legge a Padova, dove fu allievo di Rocco, di cui divenne discepolo anche nelle idee e nell’impegno politico nazionalista, divenne docente universitario di Diritto Commerciale a Trieste, della cui Università fu rettore, a Padova ed a Roma. Ricoprì durante il periodo fascista numerose cariche sia scientifiche che politiche. Fu deputato al Parlamento e membro della Camera dei Fasci e delle Corporazioni e, dal 1932 al 1935, sottosegretario di stato alle corporazioni per l’industria e il commercio.
Questa biografia ricorda la figura di Alberto Asquini in quanto giurista: ciò che di lui rimane è infatti l’opera scientifica e l’opera di maestro di varie generazioni di giuristi.

11 – Paolo ALATRI, Giovanni Cosattini (1878-1954). Una vita per il Socialismo e la Libertà, Udine, IFSML, 1994, pp. 200, €  14,00.
Giovanni Cosattini, seguace di Filippo Turati e amico di Giacomo Matteotti, fu tra i pionieri del movimento socialista in Friuli e, per mezzo secolo, uno dei protagonisti della storia regionale. Valente avvocato, fondatore e dirigente del Segretariato dell’Emigrazione, deputato per tre legislature (dal 1919 al 1925) venne perseguitato dal regime fascista. Durante la lotta di liberazione partecipò alla Resistenza e divenne uno dei membri più autorevoli del C.L.N. provinciale di Udine, dal quale venne designato a ricoprire l’incarico di sindaco del capoluogo friulano subito dopo la Liberazione. Nel 1946 venne eletto all’Assemblea Costituente e, infine, nel 1948, nominato senatore.

10 – Bruno DA COL “ROLANDO”, L’Intendenza “Montes” ed i Gruppi di Azione Patriottica del Monfalconese e della Bassa Friulana, Udine, IFSML, 1994, pp. 175, Esaurito.
Il lavoro illustra la nascita e lo sviluppo della resistenza nella pianura friulana e nel Monfalconese, e si sofferma in particolare sull’organizzazione del servizio partigiano di intendenza e sull’attività dei G.A.P.. In questa vicenda, ancora poco conosciuta, spicca la figura di Silvio Marcuzzi “Montes”, il fondatore e massimo dirigente dell’Intendenza che da lui prenderà il nome. Il suo impegno, dopo l’esperienza della Brigata Proletaria, è quello di costruire un’intendenza partigiana in grado di provvedere alle necessità di armi, vettovaglie, medicinali, ecc., delle formazioni italiane e slovene che operano in Friuli e nella Venezia Giulia. All’Intendenza “Montes” fanno capo sia le Brigate Garibaldi che le Osoppo, e l’intero IX Korpus sloveno nel quale si trovano inquadrate operativamente alcune formazioni italiane, la Brigata Garibaldi “Trieste” e la Brigata “Fratelli Fontanot”.

9 – Silvino POLETTO – Luigi PILLON, Personaggi ed avvenimenti dell’Isontino, Udine, IFSML, 1993, pp. 109, € 10,00.
I due Autori presentano le biografie di 14 personaggi che, in ambiti culturali e politici diversi e a volte contrapposti, sono stati fra i protagonisti della vita politica e culturale del Goriziano dagli anni Trenta al secondo dopoguerra. Attraverso tali profili, stesi in forma dialogica, nel loro insieme ne esce un quadro quanto mai interessante della storia e della vita culturale e politica di Gorizia e del Goriziano in uno dei momenti sicuramente più drammatici della vita di una città posta al confine di due mondi.

8 – Luciano PATAT, Giuseppe Tuntar, Udine, IFSML, 1989, pp. 159, € 10,00.
Segretario dei socialisti istriani, direttore della Cassa Distrettuale per Ammalati di Gorizia, direttore del settimanale “Il Socialista Friulano”, membro della direzione nazionale del P.S.I. nel “biennio rosso”, fondatore a Livorno del Partito Comunista, direttore de “Il Lavoratore” e di “Spartaco”, deputato al Parlamento dal 1921 al 1924, Giuseppe Tuntar è uno degli artefici della grande crescita del movimento operaio e contadino nel Goriziano.
Tenace avversario del fascismo, si oppone con coraggio alla sua avanzata e per questo viene perseguitato, minacciato e picchiato. Povero e malato, emigra in Argentina dove continua la sua attività politica nelle organizzazioni antifasciste dell’emigrazione italiana.

7 – Camillo DANEO, Il fantasma di Angelo Vivante, Udine, IFSML-Il Campo, 1987, pp. 82, € 10,00.
Studioso di storia ed economia, di formazione culturale liberal-nazionale, Angelo Vivante è certamente la personalità intellettuale più eminente del socialismo austromarxista triestino, a cui si avvicina attraverso la riflessione sulla questione nazionale.
Se si escludono i due anni durante i quali ricopre la carica di direttore del quotidiano socialista “Il Lavoratore”, egli ha lasciato ben poche tracce della sua vita, che è interamente affidata alla sua attività intellettuale.
Nella sua opera “Irredentismo adriatico”, comparsa nel 1912 ed ancor oggi fondamentale, Vivante riesce a dare un solido fondamento storico-critico alla sistemazione anche teorica dell’internazionalismo e del socialismo a Trieste nel contesto dell’Impero austro-ungarico e propone, per la prima volta, il problema dell’intreccio fra questione sociale e questione nazionale nella Regione Giulia.

6 – AA.VV., Giuseppe Srebrnic. Parlamentare, antifascista, partigiano (Gorizia 1884-1944), Udine, IFSML, 1987, pp. 112, €  10,00.
Giuseppe Srebrnic fu una delle figure più rappresentative del movimento operaio goriziano e regionale. Iscritto prima al Partito Socialdemocratico Jugoslavo e poi al Partito Socialista Italiano, fu nel ’21 fra i fondatori del Partito Comunista d’Italia.
Nelle elezioni del 1924 fu eletto deputato, ma, all’entrata in vigore delle leggi speciali fasciste, iniziò assieme ad altri deputati il lungo calvario del confino, che doveva continuare, quasi ininterrottamente, fino alla caduta del fascismo. In quegli anni alternò alla politica anche lo studio storico, componendo un’opera sui paleo-slavi, requisita dalla polizia e purtroppo andata perduta.
Con l’8 settembre fu in prima linea nel movimento di liberazione sloveno, divenendo membro del Consiglio di Liberazione per il Litorale. Nel ’44, durante una missione politica, morì nell’attraversamento del fiume Isonzo.

5 – Mario LIZZERO, Luigi Bortolussi “Marco”. Una vita per la libertà, Udine, IFSML, 1986, pp. 101, 10,00.
Luigi Bortolussi fu fra quegli umili militanti comunisti che insieme scrissero una delle pagine più luminose di coraggio e di coerenza durante gli anni della dittatura fascista. Arrotino di mestiere, aderì al gruppo dei comunisti spilimberghesi che, sfidando la stretta vigilanza poliziesca, mantennero contatti con il Centro del Partito e si impegnarono in un rischioso lavoro di propaganda. Arrestato dall’OVRA, venne processato dal Tribunale Speciale e condannato a 7 anni di carcere.
Immediatamente dopo l’8 settembre 1943 fu incaricato dal PCI di operare nel settore della stampa e della propaganda. Alla liberazione fece parte della redazione del quotidiano del C.L.N. Provinciale “Libertà”; quindi fu direttore del settimanale comunista “Lotta e lavoro”. La malattia, i cui primi sintomi si erano manifestati in carcere, lo vinse a soli 44 anni, nel 1946.

4 – Roberto MENEGHETTI, Marco Ciriani. Per il popolo e per la libertà, Udine, IFSML, 1985, pp. 103, € 10,00.
Marco Ciriani, avvocato, presidente del Segretariato dell’Emigrazione di Pordenone, sindaco di Spilimbergo, impegnato nel movimento cattolico, venne eletto deputato nel 1913 e fu l’unico parlamentare della Lega Democratica Cristiana Italiana prima, del Partito Democratico Cristiano di Giuseppe Donati poi.
Interventista nella prima Guerra mondiale, venne rieletto al Parlamento fino alle elezioni del 1924, alle quali partecipò solo per testimoniare contro la violenza fascista, di cui fu vittima. Costretto a ritirarsi a vita privata e a lasciare il Friuli, morì a Milano nel corso dell’ultima guerra.

3 – Flavio FABBRONI, La deportazione dal Friuli nei campi di sterminio nazisti, Udine, IFSML, 1984, pp. 129, Esaurito.
La monografia sulla deportazione dal Friuli nei campi di sterminio nazisti è costruita sulla base di una documentazione ricca e diversificata: la ricerca dell’Istituto sui Caduti, Dispersi e Vittime civili della seconda guerra mondiale; i documenti d’archivio delle carceri di Udine, Gorizia e Pordenone; testimonianze orali dei reduci dai campi di sterminio; la bibliografia locale edita.
Con l’uso incrociato di queste fonti, l’Autore tratteggia l’odissea dei deportati friulani nelle sue tappe principali: l’arresto, l’interrogatorio, il carcere, il viaggio, la vita nei lager, il ritorno dei pochi superstiti. In appendice l’elenco nominativo con i dati anagrafici di 1.095 deportati friulani che non hanno fatto ritorno.

2 – Luciano DE CILLIA, Agostino Candolini. Biografia scritti discorsi, Udine, IFSML, 1983, pp. 109, € 10,00.
L’avvocato Agostino Candolini fu uno dei principali dirigenti in Friuli del Partito Popolare prima, della Democrazia Cristiana poi. Attivo già in epoca prefascista, fu sindaco di Tarcento, presidente dell’Unione provinciale del lavoro, presidente della Provincia e consigliere nazionale del Partito Popolare Italiano. Durante il fascismo militò nelle organizzazioni cattoliche e, nel ’42, fu tra i fondatori della Democrazia Cristiana friulana. Nel dopoguerra fu prefetto di Udine, su segnalazione del C.L.N.; quindi, dal 1948 al 1962, presidente dell’Amministrazione provinciale.

1 – Flavio FABBRONI, Tavagnacco 1900/1945. Storia contemporanea di un comune friulano, Udine, IFSML e Comune di Tavagnacco, 1980, pp. 118,  Esaurito.

Il territorio, oggetto della ricerca dell’autore, all’inizio del secolo era suddiviso in due distinte unità amministrative: Tavagnacco, borgo rurale raccolto attorno alla dimora degli aristocratici terrieri del posto, i Di Prampero, e Feletto Umberto, centro operaio di muratori, cotonieri ed emigranti, popolarmente denominato “cittadina rossa”. Nel 1926 il regime fascista impose l’artificiosa unione dei due comuni con quello limitrofo di Pagnacco. In questo contesto la monografia esamina analiticamente la fisionomia sociale ed economica del territorio, il lento trasformarsi prima culturale, poi economico, della popolazione fino alla sua ampia partecipazione alla lotta di Liberazione.