Ultime pubblicazioni

Marco PLESNICAR, Tra speranze e punti fermi. Per una storia della Democrazia cristiana in Friuli. 1943-1954, Udine, IFSML, 2018, pp. 215, € 18,00.
In Friuli la Democrazia cristiana si affermò abbastanza rapidamente, per un complesso di ragioni largamente comuni al resto del Paese – quali la legittimazione resistenziale, l’aggancio a vasti strati popolari, il sostegno della Chiesa, la scelta filo-occidentale ed anticomunista – che assumevano comunque una valenza specifica in riferimento alle particolarità del contesto locale. Proprio questa capacità di articolare la sostanziale unità della proposta politica cattolico-democratica a seconda delle variegate istanze provenienti da una società civile assai diversificata a livello territoriale, in modo che essa venisse fatta propria e reinterpretata dal basso e non imposta come uno schema esterno, ha suggerito agli storici di parlare della Dc come del vero ‘partito italiano’ del secondo dopoguerra. Il libro, frutto di una ricerca condotta per la prima volta sulle carte della Dc friulana, ricostruisce questa peculiarità nel contesto sociale, politico, economico del Friuli, dalla fase della clandestinità alla partecipazione attiva alla guerra di Liberazione, passando per il difficile secondo dopoguerra (durante il quale il ‘partito italiano’ intraprese la lunga fase di responsabilità di governo), fino ai prodromi della Regione autonoma.

Storia contemporanea in Friuli, n.48, ANNO XLVII, 2018, pp. 262, 15,00
Studi
T. SGUAZZERO, Loris Fortuna: elementi per una biografia.
Dal “Battaglione Studenti” all’adesione al Psi
F. FABBRONI, Il dopoguerra dei partigiani in Friuli
Note archivistiche:
A. PESARO, M. EMMANUELLI, La guerra di bombardamento in Friuli nelle fonti dell’International Bomber Command Centre Digital Archive. Temi di ricerca e problemi aperti.

Notiziario

Relazione sull’attività svolta nel corso del 2018

Matteo ERMACORA, Terre Ferite. L’impatto della  Grande Guerra sul Friuli, IFSML, 2018, pp. 189, € 18,00.
I saggi raccolti nel volume indagano l’impatto del Primo conflitto mondiale sul territorio friulano e i processi di mobilitazione delle risorse nelle retrovie del fronte. Le ricerche spaziano dalla mobilitazione dei contadini nelle campagne friulane ai tentativi di ripristino dell’attività agricola nelle “Terre Redente” dell’Isontino, dallo sfruttamento delle foreste carniche da parte dell’esercito italiano alla travagliata ricostruzione del settore primario della provincia di Udine dopo la dura occupazione austro-germanica del 1917-1918. In una guerra ben presto divenuta di logoramento e di “materiali”, il territorio friulano fu utilizzato come un vasto serbatoio per prelevare forza lavoro, bovini, foraggi, legname per la “fornace” del fronte. Si trattò di un processo di mobilitazione accelerato ed intenso che ebbe l’effetto di trasformare drammaticamente istituzioni, società e paesaggi.

La ricostruzione della società friulana, 1945-1955, a cura di Monica EMMANUELLI e Andrea ZANNINI, IFSML, 2018, pp. 367, € 18,00.

Nel primo decennio successivo alla Liberazione si innestano nella società friulana i germi di mutamenti profondi. Dalla condizione nell’immediato dopoguerra si passò al progressivo consolidamento delle strutture economiche, sociali e associative che porteranno alla crescita degli anni Sessanta. Il ruolo rivestito dai partiti fu decisivo per diffondere e sedimentare la pratica della vita democratica; le festività nazionali – il 25 aprile, il 1° maggio, il 2 giugno – divennero occasioni di confronto politico aperto. L’istruzione e la scolarità si diffusero, recuperando un disavanzo netto rispetto alle altre regioni dell’Italia settentrionale. e la stampa locale consolidò il suo ruolo. Lo sport, l’associazionismo femminile, le forme rinnovate di intrattenimento – le sale da ballo, il cinema, il teatro – furono occasioni per sviluppare nuove forme di socialità, che accelerarono i mutamenti nel costume e nelle relazioni sociali. Fra i segnali che si registrano in questa direzione, vi sono l’espansione del sistema delle arti e lo sviluppo delle prime forme istituzionali di accoglienza e promozione turistica. Fu un’epoca di cambiamento profondo anche con aspetti controversi: una popolazione soltanto in lieve crescita, dove l’emigrazione riprese in maniera sostenuta, soprattutto dalla montagna. I saggi raccolti in questo volume contribuiscono a rinnovare gli studi su questo particolare tornante del Novecento e ad analizzare un decennio nel quale la società friulana, e quella italiana tutta, iniziarono una profonda e irreversibile trasformazione.

Mario LIZZERO, Memorie di un “sovversivo”. 1928-1943, Udine, IFSML-Anpi Udine, 2018, pp. 187, € 15,00.

«Sovversivo» è il termine utilizzato durante il Ventennio per identificare gli avversari politici all’ordine costituito rappresentato da Benito Mussolini. Mario Lizzero fu tra questi, tra i coraggiosi che osarono sfidare il fascismo. Grazie al suo racconto autobiografico, dato alle stampe postumo, viene svelata la sua, fino ad ora inedita, esperienza antifascista durante il regime. Tra le pagine del libro, oltre al racconto della sua lotta contro la repressione poliziesca e la dittatura, come in un «romanzo di formazione» si trova la storia di un giovane commesso – professione riportata nella sua scheda segnaletica del Casellario politico centrale – che grazie all’Università del carcere si trasforma in un raffinato intellettuale pronto a mettersi al servizio del proprio Paese in nome della Libertà e dell’Uguaglianza.